Whois privato e l'impatto sul SEO: cosa ne pensa Google?


Nel recente post comparso sul Google Webmaster Central, il canale ufficiale di Google per la comunicazione con i webmaster, vengono prese in considerazione una serie di questioni legate all'autorevolezza di un dominio su cui Google invita alla riflessione.

Senza entrare nel dettaglio dei singoli punti, emerge chiaramente la volontà di Google di spostare il focus della ricerca organica su quella parte di siti web che si rivolgono agli utenti con affidabilità e autorevolezza.

L'intento è ancora una volta ripulire la rete dai siti web poco meritevoli o intenti a realizzare grande mole di contenuti di basso profilo con il solo fine di acquisire traffico dai motori di ricerca, e premiare i siti web autorevoli, gestiti in modo professionale e in cui i contenuti (siano essi consigli "how to" o approfondimenti stile "wiki") siano sviluppati in modo professionale e con cognizione di causa.

Nel post viene spiegato chiaramente che la tipologia di sito che Google cercherà di valorizzare con i nuovi sistemi di calcolo sarà il sito in cui è possibile fidarsi degli autori al punto in cui non ci si dovrà pensare due volte nell'inserire il numero della propria carta di credito per l'acquisto di servizi o beni. Google prosegue poi con l'esempio del consiglio medico, chiedendo al webmaster di porsi la domanda "accetteresti consigli medici dal tuo stesso sito? Ti fideresti di te stesso?".

Il whois privato


Il whois fornisce agli utenti della rete e ai motori di ricerca informazioni utili per conoscere il propietario del dominio. Da qualche anno a questa parte è possibile oscurare questi dati nascondendo il reale intestatario.
 
Di seguito il whois pubblico del dominio 2open.it in cui i dati della società intestatariavengono mostrati correttamente.
 


Molti webmaster, soprattutto di piccoli blog o siti web di minore importanza attivano questa opzione pensando di aumentare la propria privacy. Alcune agenzie SEO utilizzano il whois privacy per nascondere a Google la pratica di acquistare e realizzare siti web di rimando al sito principale dei loro Clienti con azioni di link building e link wheel. Rimuovendo i dati di whois credono di rendere difficile a Google il collegamento di proprietà tra i siti web secondari (che spesso nascono nell'ottica di posizionarsi per una o due determinate keywords) e il sito web principale.

Nell'ottica di fornire agli utenti affidabilità, serietà e di trasmettere fiducia, è importante non applicare il whois privacy ai domini, al fine di non fornire segnali di "anomalia" al motore di ricerca.

La domanda da porsi è: "perché dovrei voler oscurare i miei dati, se non ho nulla da nascondere e se davvero voglio operare per far crescere il mio rapporto con gli utenti della rete?".

Non vi è certezza che Google abbia deciso di penalizzare i siti web con il whois oscurato. E' anche vero che da tutti i segnali che Google sta inviando ai webmaster, tutto lascia credere che mantenere il whois pubblico aumenterà il trust del sito verso il motore di ricerca, contribuendo alla sua visibilità.

I vostri commenti

Universo
31 Luglio 2014 h.20:36
"perché dovrei voler oscurare i miei dati, se non ho nulla da nascondere e se davvero voglio operare per far crescere il mio rapporto con gli utenti della rete?" ...Perché in caso di giochi online, e quindi di giocatori che vengono bannati, si rischia di ricevere "visite domiciliari" di utenti che hanno subito un provvedimento disciplinare come l'allontanamento da un progetto web di community online, cosa che dai giocatori viene presa molto seriamente. Sono quindi favorevole al whois oscurabile: se c'è qualcosa di poco pulito da nascondere, c'è sempre l'autorità giudiziaria che può emettere ordinanza di desecretazione.

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