La domanda più frequente in questo periodo è sempre la stessa: esiste una tecnica dedicata per comparire su Google AI Overview? La risposta breve è no, almeno se per "tecnica dedicata" si intende un insieme separato di fattori di ottimizzazione.
Google dichiara che le best practice SEO restano il fondamento anche per le funzioni AI generative. Per essere eleggibile come link di supporto, una pagina deve essere indicizzata, idonea a comparire in Google Search con uno snippet e rispettare i requisiti tecnici della Ricerca. A questo si aggiunge, dal 2026, il controllo "Search generative AI" in Search Console: il sito deve risultare incluso nelle funzioni AI generative.
Eleggibile non significa citato. L'analisi di Ahrefs pubblicata a marzo 2026 rileva che circa il 38% degli URL citati negli AI Overview rientra anche nella top 10 organica per la stessa query; nello studio precedente, pubblicato nel 2025, la quota era intorno al 76%. Un'altra analisi Ahrefs misura inoltre una sovrapposizione del 13,7% tra gli URL citati da AI Overview e AI Mode sulle stesse query. Questi dati non dimostrano un cambio di algoritmo né consentono confronti perfettamente omogenei tra periodi, ma mostrano che il bacino delle fonti citate non coincide con la SERP organica della query originaria e non è identico tra le diverse superfici AI.
Questo approfondimento distingue ciò che Google documenta ufficialmente, ciò che gli studi di terze parti misurano e ciò che resta ipotesi. Include una checklist operativa, un caso di studio e un protocollo di misurazione. Se l'obiettivo è capire come comparire su Google AI Mode e come comparire nei risultati AI senza inseguire tattiche inutili, la lettura che segue offre il quadro completo.
In questo approfondimento
- AI Overview, AI Mode e Gemini: tre superfici, non una
- Come funzionano: RAG, query fan-out e grounding
- Come comparire nei risultati AI di Google: requisiti di eleggibilità
- Contenuto: cosa aumenta la probabilità di essere citati
- Miti e pratiche inutili: cosa Google dice di ignorare
- Come comparire su Gemini: cosa è documentato e cosa no
- Controllare, limitare, escludere
- Misurare la visibilità
- Piano operativo in tre fasi
- Domande frequenti
- Fonti
AI Overview, AI Mode e Gemini: tre superfici, non una
Prima di entrare nelle logiche di ottimizzazione occorre distinguere le superfici. AI Overview, AI Mode e l'app Gemini rispondono a logiche diverse, offrono controlli diversi ai publisher e mostrano le fonti in modo diverso. Trattarle come un unico ecosistema porta a errori di misurazione e a strategie inefficaci.
AI Overview: cosa sono e quando compaiono
Google mostra gli AI Overview solo quando i suoi sistemi ritengono che possano aggiungere valore rispetto alla ricerca classica. Non si tratta quindi di un formato garantito per ogni query, e la sua attivazione può variare in funzione della ricerca e del contesto. Sul piano della diffusione, Google dichiara oltre 2,5 miliardi di utenti attivi mensili per AI Overviews e oltre un miliardo per AI Mode.
Il formato mostra una risposta generativa all'interno della pagina dei risultati, accompagnata da link a risorse web di supporto. Il punto operativo è che non esiste una query "abilitata" in modo permanente: la presenza dell'AI Overview è una decisione del sistema al momento della ricerca. Di conseguenza, una strategia di monitoraggio deve registrare anche l'effettiva comparsa della funzione, non soltanto la presenza o l'assenza del proprio dominio tra le fonti.
AI Mode: conversazione, ragionamento, fan-out
AI Mode risponde a query complesse e comparative con un'esperienza conversazionale. Dal Google I/O del 19 maggio 2026, Gemini 3.5 Flash è il modello predefinito di AI Mode a livello globale. L'utente può proseguire con domande di approfondimento mantenendo il contesto della conversazione, mentre il sistema può scomporre la richiesta in più sotto-temi e lanciare ricerche correlate in parallelo. Chi cerca informazioni su come comparire su Google AI Mode deve quindi considerare una dinamica diversa dalla singola SERP: ogni follow-up viene trattato da Search Console come una nuova query e può attivare un nuovo insieme di fonti.
L'app Gemini non è Search
L'app Gemini rappresenta una superficie distinta da Search. Le risposte possono mostrare fonti e link correlati in linea oppure attraverso il pulsante "Sources"; quando questi elementi non sono presenti, Gemini non ha fornito link per quella specifica risposta. Questa differenza ha implicazioni operative rilevanti. Le strategie che funzionano per Search non si trasferiscono automaticamente all'app Gemini, perché i controlli disponibili per i publisher, le modalità di grounding e la presentazione delle fonti non coincidono con quelle di AI Overview e AI Mode.
La convergenza del 2026
Dal 27 gennaio 2026 Gemini 3 è il modello predefinito per AI Overview a livello globale, e Google consente di proseguire direttamente da una panoramica a una conversazione in AI Mode. Questa integrazione rende i confini dell'esperienza utente meno netti, ma non autorizza a sommare indiscriminatamente le metriche. Un follow-up in AI Mode viene conteggiato come una nuova query, mentre il report dedicato all'AI generativa aggrega le impressioni di AI Overview e AI Mode senza offrire, nella documentazione attuale, una dimensione per separare le due superfici. Per questo la misurazione deve distinguere ciò che è osservabile direttamente da ciò che può essere soltanto inferito sul percorso dell'utente.
Disponibilità in Italia
Gli AI Overview sono disponibili in Italia dal 26 marzo 2025. AI Mode è arrivata in Italia e in italiano dall'8 ottobre 2025, nell'ambito dell'espansione a 36 nuove lingue e quasi 50 nuovi paesi e territori. Al 5 ottobre 2026, quindi, gli AI Overview sono presenti sul mercato italiano da oltre diciotto mesi e AI Mode da quasi un anno: non si tratta più di funzioni marginali o limitate a test statunitensi.
Come funzionano: RAG, query fan-out e grounding
Per comprendere le logiche di citazione nelle superfici AI occorre partire dai meccanismi che Google documenta, senza pretendere di ricostruire un'architettura proprietaria che non è pubblica. Tra le tecniche descritte esplicitamente figurano la generazione aumentata dal recupero (RAG) e il query fan-out.
Retrieval-augmented generation sull'indice Search
Nel RAG applicato alla Ricerca, il grounding utilizza i principali sistemi di ranking di Search per recuperare pagine pertinenti e aggiornate dall'indice della Ricerca; il modello usa poi quelle informazioni per costruire una risposta con link di supporto. Questo significa che la base documentale web delle funzioni AI di Search è radicata nell'indice e nei sistemi di qualità della Ricerca, non che l'elenco delle citazioni debba replicare la SERP organica della query originale. La distinzione è essenziale: SEO tradizionale ed esperienze AI condividono fondamenta, ma non necessariamente lo stesso set di URL visibili.
Query fan-out: una domanda, molte ricerche
Google descrive il query fan-out come un insieme di query correlate generate dal modello e lanciate in parallelo. La documentazione ufficiale porta l'esempio di una ricerca su un prato pieno di erbacce, scomposta in ricerche come "migliori diserbanti", "eliminare le erbacce senza chimica" e "prevenire le erbacce". Da qui deriva un'implicazione operativa, non un dato direttamente osservabile: una pagina può risultare rilevante per una delle ricerche correlate anche se non è ben posizionata per la query iniziale che l'utente ha digitato. Non esiste però un report che esponga l'elenco completo delle fan-out query generate da Google, quindi queste non vanno trattate come keyword certe da "intercettare".
Perché essere in top 10 non basta
Nei dataset Ahrefs la sovrapposizione tra citazioni degli AI Overview e top 10 organica è molto più bassa nella rilevazione del 2026 rispetto a quella del 2025: circa 76,1% nel primo studio contro 37,9% nell'aggiornamento di marzo 2026. Nel dataset più recente, il resto degli URL citati si distribuisce quasi equamente tra posizioni 11-100 (31,2%) e oltre la top 100 (31,0%). Il confronto va letto con cautela: Ahrefs ha migliorato il parsing delle citazioni e dichiara esplicitamente che i due studi non sono perfettamente omogenei. Il dato dimostra quindi che la top 10 della query iniziale non è una condizione necessaria per essere citati; non dimostra, da solo, che il ranking organico abbia perso importanza.
Fonte: Ahrefs (studio 2025 e aggiornamento di marzo 2026). Le due rilevazioni non sono pienamente confrontabili perché Ahrefs dichiara un miglioramento del parsing delle citazioni. La somma dei valori di marzo 2026 è 100,1% per effetto degli arrotondamenti.
AI Overview vs AI Mode: stessa risposta, fonti diverse
Ahrefs ha analizzato 730.000 coppie di risposte alle stesse query e ha misurato una similarità semantica media dell'86% tra AI Overview e AI Mode, a fronte di una sovrapposizione degli URL citati del 13,7% e di una sovrapposizione lessicale intorno al 16%. Nello stesso dataset, l'11% degli AI Overview e il 3% delle risposte di AI Mode non mostrava citazioni. Non significa che le due superfici "pensino allo stesso modo": significa che, in quel campione e in quel momento, formulavano risposte semanticamente simili ricorrendo spesso a fonti diverse. Google conferma inoltre che AI Mode e AI Overview possono usare modelli e tecniche differenti.
Fonte: Ahrefs, dicembre 2025, 730.000 coppie di risposte. È una rilevazione puntuale antecedente ai cambiamenti di modello introdotti da Google nel 2026: le percentuali descrivono quel dataset e non vanno trattate come costanti strutturali.
Variabilità e non determinismo
In uno studio separato, Ahrefs ha confrontato osservazioni consecutive degli stessi AI Overview e ha rilevato una sovrapposizione media degli URL del 54,5%: in altri termini, circa il 45,5% delle fonti citate risultava diverso tra un'osservazione e la successiva. Una singola verifica non basta quindi per classificare una fonte come "presente" o "assente" in modo stabile. Per misurare la visibilità servono ripetizioni, condizioni di test coerenti e frequenze di citazione calcolate su più rilevazioni.
Come comparire nei risultati AI di Google: requisiti di eleggibilità
Chiariti i meccanismi documentati, la domanda operativa diventa concreta: quali condizioni deve soddisfare una pagina per essere eleggibile? La documentazione ufficiale distingue bene i requisiti necessari dalle best practice. Questa separazione è importante perché elementi utili come page experience, structured data, immagini o video non vanno trasformati in requisiti di accesso né, tantomeno, in garanzie di citazione.
Il perimetro minimo: indicizzata e idonea allo snippet
Google precisa che soddisfare i requisiti non garantisce crawling, indicizzazione o serving. La condizione tecnica di base è che la pagina sia indicizzata e idonea a comparire in Search con uno snippet; per le funzioni AI generative di Search, inoltre, la proprietà deve risultare inclusa tramite il controllo dedicato di Search Console. Non sono documentati requisiti tecnici aggiuntivi specifici per AI Overview o AI Mode. Per un audit completo, una consulenza SEO professionale può individuare i problemi strutturali che limitano questa eleggibilità.
Il controllo "Search generative AI" in Search Console
Search Console espone un controllo dedicato per gestire l'inclusione del sito nelle funzioni AI generative. Le opzioni sono tre: includere, escludere oppure ereditare l'impostazione dalla proprietà principale. "Includi" è il controllo predefinito per le proprietà; quando esiste una proprietà principale, l'ereditarietà è l'impostazione predefinita della proprietà secondaria. L'esclusione impedisce ai contenuti del sito di essere mostrati come link o utilizzati come input di grounding in AI Overview, AI Mode e nelle funzioni AI generative del feed personalizzato Google.
Dopo l'attivazione di un'esclusione, Google indica in genere 1-2 giorni perché i contenuti vengano rimossi dalle funzioni interessate, con possibili ritardi dovuti a cache e propagazione. Il controllo non è un segnale di ranking per le altre parti di Search, non equivale a noindex e non gestisce l'addestramento dei modelli. L'ereditarietà tra proprietà Dominio, sottodomini e proprietà con prefisso URL può produrre configurazioni inattese: prima di intervenire bisogna verificare quale proprietà principale governa effettivamente l'impostazione.
Crawlability reale: robots.txt, CDN, WAF
Google cita esplicitamente robots.txt e l'infrastruttura di hosting o CDN tra gli elementi che possono impedire la scansione. In un audit tecnico non basta quindi controllare il file robots.txt: occorre verificare nei log e con URL Inspection che Googlebot riceva davvero una risposta accessibile, non venga intercettato da regole WAF o sistemi anti-bot e ottenga l'HTML atteso. I range IP e il reverse DNS pubblicati da Google sono utili per distinguere Googlebot autentico da user-agent contraffatti. Il punto non è "aprire tutto ai bot", ma assicurarsi che l'infrastruttura non blocchi involontariamente il crawler che rende possibile l'indicizzazione.
Contenuto testuale e JavaScript
Google è in grado di elaborare contenuti generati con JavaScript quando le risorse necessarie non sono bloccate, ma i siti basati su framework JavaScript introducono più punti di possibile errore rispetto a HTML già disponibile nella risposta iniziale. Se il contenuto principale, i link interni o i dati essenziali dipendono dal rendering client-side, verifica con URL Inspection e con l'HTML renderizzato che Googlebot li riceva effettivamente. Per le funzioni AI vale la stessa regola di Search: il contenuto importante deve essere realmente accessibile e processabile, non soltanto visibile nel browser dell'utente.
Page experience e Core Web Vitals
I Core Web Vitals e la page experience rientrano nelle best practice raccomandate, ma Google non li presenta come un requisito specifico per essere eleggibili nelle funzioni AI né come una leva diretta di citazione. Conviene quindi evitare formule del tipo "migliorare LCP aumenta le citazioni AI": la documentazione non supporta un nesso causale così specifico. Restano comunque rilevanti per l'esperienza dell'utente e per la qualità complessiva del sito. Una consulenza Core Web Vitals aiuta a misurare e correggere questi aspetti senza attribuire loro effetti non dimostrati.
Canonical, duplicati, link interni, sitemap
Le regole classiche di discovery, canonicalizzazione e consolidamento degli URL restano valide anche qui. Canonical coerenti, duplicati sotto controllo, link interni che rendano le pagine importanti facilmente raggiungibili e sitemap aggiornate aiutano Google a scoprire e interpretare correttamente i contenuti. Non sono "fattori AI" separati e non garantiscono una citazione, ma riducono problemi di scansione, indicizzazione e selezione dell'URL canonico che possono impedire alla pagina di entrare a monte nel processo di recupero.
Structured data
Google dichiara che non serve alcuno schema speciale per le funzioni AI generative. Lo structured data continua a essere utile nel perimetro normale della Ricerca, soprattutto per l'idoneità ai rich result supportati, ma deve corrispondere al contenuto visibile e rispettare le linee guida del tipo di markup utilizzato. Non esiste un markup dedicato ad AI Overview o AI Mode: aggiungere proprietà schema.org non supportate o duplicare il testo in JSON-LD non crea una corsia preferenziale verso le citazioni AI.
E-commerce e local
Per e-commerce e attività locali Google raccomanda di mantenere aggiornate le informazioni fornite tramite Merchant Center e Profilo dell'attività, perché prodotti, servizi e dati locali possono essere utilizzati nelle risposte generative così come negli altri risultati di Search. Business Agent è un'esperienza conversazionale opzionale per alcuni merchant. Per il local, quindi, la priorità non è un markup "AI-specifico", ma la qualità e la coerenza dei dati dell'attività tra sito e proprietà Google, all'interno di una strategia di local SEO correttamente impostata.
Contenuto: cosa aumenta la probabilità di essere citati
I requisiti tecnici servono a rendere una pagina eleggibile; non spiegano da soli perché una fonte venga scelta rispetto a un'altra. Sul contenuto, la guida ufficiale di Google attribuisce particolare importanza al valore non-commodity: informazioni, esperienza e prospettive che aggiungono qualcosa rispetto a ciò che è già disponibile. È una priorità editoriale di lungo periodo, non una formula meccanica per ottenere citazioni.
Contenuto non-commodity
Google afferma che creare contenuti unici, utili e non-commodity "probabilmente influenzerà" la presenza del sito nella ricerca generativa nel lungo periodo più delle altre indicazioni contenute nella stessa guida. In pratica significa introdurre un punto di vista riconoscibile, esperienza diretta, dati proprietari, procedure verificabili, test, esempi o analisi che non si limitino a riassumere ciò che è già disponibile. Un servizio di copywriting tecnico professionale può sostenere questa produzione, ma il valore deriva dalla sostanza informativa e dalla competenza, non dalla sola forma del testo.
Un esempio concreto: un'azienda italiana che vende attrezzature da giardinaggio pubblica un'analisi comparativa basata su test effettuati con 12 modelli di decespugliatore su tre tipi di terreno, documentando criteri di prova, condizioni, limiti, fotografie e risultati grezzi. Il valore non sta nell'avere "più parole" della concorrenza, ma nel mettere a disposizione informazioni che richiedono esperienza o raccolta diretta dei dati e che un semplice riepilogo di fonti esistenti non potrebbe riprodurre fedelmente. È questo il senso operativo del contenuto non-commodity.
Coprire i sotto-temi senza cadere nello scaled content abuse
Creare pagine separate per ogni variante di query o per ipotetiche sotto-query di fan-out, quando lo scopo principale è manipolare il ranking o le risposte generative, può ricadere nello scaled content abuse. La distinzione pratica non è il numero di pagine ma la ragione editoriale per cui esistono.
Un sotto-tema merita una pagina autonoma quando risponde a un bisogno realmente distinto, dispone di contenuto sufficiente per essere utile da solo e non nasce soltanto per moltiplicare le occasioni di intercettare query simili. In caso contrario, è preferibile svilupparlo all'interno di una risorsa più completa.
Struttura leggibile, senza "chunking" forzato
Google non richiede di spezzare artificialmente il contenuto in blocchi minuscoli perché i sistemi AI possano comprenderlo. La guida chiarisce anche che non esiste una lunghezza ideale della pagina: testi più brevi o più lunghi possono funzionare in base al tema e al pubblico. Heading descrittivi, paragrafi ben costruiti e una gerarchia chiara restano utili perché migliorano la leggibilità e la navigazione, non perché esista una misura di "chunk" preferita dalle funzioni AI.
Immagini e video, YouTube incluso
Nel dataset Ahrefs di marzo 2026, il 18,2% degli URL citati dagli AI Overview che non risultavano nella top 100 organica per la query analizzata proveniva da YouTube; gli URL YouTube rappresentavano inoltre il 5,6% di tutte le citazioni considerate. Il dato rende il video un formato da non trascurare, ma non dimostra che ottimizzare titolo, descrizione o trascrizione causi una citazione. La conclusione prudente è che immagini e video pertinenti possono ampliare le modalità con cui un contenuto viene scoperto e presentato, coerentemente con le stesse indicazioni ufficiali di Google.
Segnali di affidabilità: autore, data, fonti primarie
Google non documenta un peso AI-specifico per autore, data o numero di fonti citate. Ciò non rende questi elementi inutili: un autore identificabile, una data di pubblicazione o aggiornamento, riferimenti a fonti primarie e una metodologia esplicita rendono il contenuto più verificabile per il lettore e più facile da mantenere nel tempo. Vanno però trattati come segnali editoriali di trasparenza e affidabilità, non come fattori di citazione AI confermati.
Preferred Sources ed etichette di abbonamento
Google ha esteso le Preferred Sources ad AI Overview e AI Mode: un utente può selezionare siti che ritiene importanti e, nella propria esperienza personalizzata, i contenuti di quelle fonti possono essere messi maggiormente in evidenza e contrassegnati come preferiti.
Google ha inoltre introdotto etichette che segnalano i contenuti provenienti da pubblicazioni a cui l'utente è abbonato, e nei test iniziali ha osservato una maggiore propensione al clic sui link etichettati come abbonamenti. Per un publisher non si tratta di un fattore di ranking generalizzato da "ottimizzare", ma di una leva di relazione con il proprio pubblico: essere scelti come fonte preferita o riconosciuti come abbonamento dipende dall'utente e dall'integrazione prevista da Google.
Miti e pratiche inutili: cosa Google dice di ignorare
Attorno alle superfici AI è cresciuto un mercato di consigli che non trova riscontro nella documentazione ufficiale. La guida Google all'ottimizzazione per le funzioni AI generative include una sezione dedicata ai miti. La tabella che segue mette a confronto pratica, posizione ufficiale, evidenza indipendente e verdetto.
| Pratica | Posizione ufficiale Google | Evidenza indipendente | Verdetto |
|---|---|---|---|
| llms.txt | Google Search lo ignora: non aiuta e non danneggia | La posizione vale solo per Google Search; altri sistemi possono usarlo | Inutile per Google, potenzialmente utile altrove |
| Chunking dei contenuti | Nessun requisito di suddividere il testo in blocchi piccoli; non esiste una lunghezza ideale | La struttura può migliorare leggibilità e UX, ma non è documentato un "chunk" ottimale per l'AI | Organizzare per i lettori, non per una misura artificiale dei blocchi |
| Riscrivere per i sistemi AI | Non serve scrivere in uno stile speciale per l'AI; i sistemi comprendono sinonimi e significati correlati | Può avere senso riscrivere un contenuto se migliora chiarezza, completezza o utilità per le persone | Nessuna riscrittura "per l'AI" come tattica separata |
| Menzioni inautentiche | Le funzioni AI possono mostrare ciò che viene detto sul web, ma inseguire menzioni inautentiche non è una strategia utile | Forum, video e discussioni reali possono emergere; la manipolazione resta esposta ai sistemi anti-spam | Costruire reputazione reale, non menzioni artificiali |
| Schema "speciale" o eccesso di structured data | Nessuno schema dedicato è richiesto | Structured data standard è sufficiente | Inutile cercare markup AI-specifici |
| AEO/GEO come disciplina separata | Per Google Search, ottimizzare per la ricerca generativa significa ancora ottimizzare l'esperienza di Search | AEO e GEO restano etichette usate nel mercato per descrivere attività e misurazioni specifiche | Terminologia distinta possibile; fondamenta SEO comuni |
La posizione di Google va letta con precisione: non afferma che ogni attività specifica sulle superfici AI sia inutile, ma invita a non trasformare in "hack" requisiti che non esistono, come llms.txt per Google Search, chunking artificiale, riscritture esclusivamente rivolte ai modelli o markup AI-speciali. Al contrario, Google documenta interventi specifici e concreti come il controllo Search generative AI, il report dedicato, la cura di immagini e video e l'aggiornamento dei dati merchant e local. La distinzione utile è quindi tra adattare SEO e misurazione a nuove superfici reali e inventare fattori di ranking non documentati. Una consulenza AEO dovrebbe partire da questa separazione.
Come comparire su Gemini: cosa è documentato e cosa no
La superficie dell'app Gemini merita un capitolo a parte. I controlli disponibili sono diversi da quelli di Search, e la visibilità delle fonti segue logiche proprie. Chi cerca informazioni su come comparire su Gemini trova spesso guide di terze parti che promettono risultati senza basi documentali.
L'app Gemini non è AI Overview
La differenza tra l'app Gemini e gli AI Overview non è soltanto grafica. In Gemini Apps le fonti possono comparire come link in linea o nel pannello accessibile tramite "Sources", e non tutte le risposte includono link. Il controllo "Search generative AI" di Search Console, invece, riguarda le funzioni AI generative di Google Search e non costituisce il comando con cui gestire l'uso dei contenuti in Gemini Apps. Confondere i due piani porta a interpretazioni errate sia delle citazioni sia dei controlli disponibili.
Google-Extended
Google-Extended è un token di controllo in robots.txt, non un user-agent che effettua una scansione separata. Serve a gestire se i contenuti che Google ha già sottoposto a scansione possono essere utilizzati per l'addestramento di future generazioni di modelli Gemini e per il grounding in Gemini Apps e in Grounding with Google Search su Vertex AI. Google dichiara che Google-Extended non incide sull'inclusione del sito in Google Search e non viene usato come segnale di ranking. Non è quindi l'interruttore con cui si entra o si esce da AI Overview e AI Mode.
Grounding e indice Search: cosa si può affermare
Quando Gemini Apps utilizza il grounding con Google Search, Google descrive il processo come utilizzo di contenuti provenienti dall'indice della Ricerca per migliorare factualità e pertinenza della risposta. Questo chiarisce la provenienza possibile delle informazioni, ma non rende pubblici i criteri con cui una singola fonte viene scelta, ordinata o mostrata come link. Non esiste quindi una base ufficiale per regole del tipo "Gemini cita la top 10" o "basta posizionarsi per essere citati". Eventuali correlazioni osservate da terzi vanno trattate come misurazioni contingenti, non come specifiche del sistema.
Ciò che nessuna fonte ufficiale documenta
I criteri completi con cui l'app Gemini decide quando mostrare fonti, quali URL selezionare e con quale frequenza riproporli non sono documentati pubblicamente. Di conseguenza, una guida può legittimamente descrivere test empirici o correlazioni osservate, ma non dovrebbe trasformarli in requisiti certi. Qualunque promessa di "posizionamento su Gemini" basata su una singola tattica va valutata chiedendo quale fonte ufficiale o quale protocollo sperimentale supporti l'affermazione.
Protocollo di test riproducibile
Un test utile deve definire prima le condizioni. Costruisci un panel stabile di query, esegui più ripetizioni per ciascuna domanda, mantieni costanti lingua, paese, dispositivo e stato dell'account e registra data e ora, modello o modalità disponibile, testo della risposta, presenza del pulsante "Sources" o di link in linea, domini e URL citati. Quando il test logged-out non è tecnicamente disponibile o non riproduce l'esperienza reale, usa un account di test dedicato e non modificare le impostazioni tra una rilevazione e l'altra. Il risultato da confrontare non è "citato/non citato" in un singolo tentativo, ma la frequenza di citazione sul totale delle osservazioni, insieme alla stabilità delle fonti nel tempo.
Controllare, limitare, escludere
Ogni publisher dispone di strumenti per limitare o escludere la propria presenza nelle superfici AI. La tabella riassume obiettivi, strumenti, effetti e latenza.
| Obiettivo | Strumento | Effetto | Latenza |
|---|---|---|---|
| Escludersi da AI Overview, AI Mode e Discover gen-AI | Controllo Search Console | Nessuna apparizione come link o grounding | In genere 1-2 giorni dall'attivazione, con possibili ritardi di cache e propagazione |
| Limitare l'uso del testo | nosnippet, data-nosnippet, max-snippet |
Controllo sulla porzione di testo utilizzabile | Da giorni a mesi per il recrawl |
| Uscire da Search | noindex |
Esclusione completa dai risultati di ricerca | Da giorni a mesi |
| Limitare training e grounding in Gemini Apps | Google-Extended | Limita training dei futuri modelli Gemini e grounding nei prodotti coperti da Google-Extended; non modifica Search | Non indicata dalla documentazione ufficiale |
I controlli non sono intercambiabili e producono effetti diversi. Il controllo Search generative AI può eliminare link, impressioni e uso del contenuto come input nelle funzioni generative di Search; nosnippet, data-nosnippet e max-snippet limitano invece quanto testo può essere mostrato o utilizzato nelle anteprime; noindex rimuove la pagina da Search; Google-Extended riguarda training e grounding nei prodotti coperti da quel token senza influire su inclusione o ranking nella Ricerca. Prima di scegliere un'esclusione bisogna quindi chiarire quale uso si vuole limitare, perché bloccare un livello più ampio del necessario può sacrificare visibilità che non era oggetto della decisione.
Misurare la visibilità
Senza misurazione, ogni intervento resta un'opinione. Google ha introdotto strumenti dedicati per osservare la visibilità nelle superfici AI, con regole di conteggio specifiche. Chi vuole capire come comparire nei risultati AI deve anche saperli misurare.
Il report "Generative AI performance"
Search Console espone un report dedicato al rendimento nelle funzioni AI generative di Search. Il report include le impressioni provenienti da AI Overview e AI Mode e consente di analizzarle per pagina, paese, data e dispositivo, con filtro per ricerca web testuale o multimodale. Le date usano il fuso Pacific Time, la tabella è soggetta al consueto limite di 1.000 righe e i dati degli esperimenti in Search Labs non sono inclusi. Nella documentazione attuale non è prevista una dimensione "query" né una dimensione che separi AI Overview da AI Mode.
Il report dedicato espone le impressioni, non clic e CTR. Al 5 ottobre 2026 questa non è un'incertezza dell'interfaccia: è la metrica documentata da Google per il report. I clic provenienti da AI Overview e AI Mode continuano a contribuire ai dati complessivi del report Performance di tipo "Web", ma il report generativo non permette di isolarli come metrica dedicata.
Regole di conteggio
Le regole di conteggio sono diverse da quelle che molti operatori immaginano. Un AI Overview occupa una singola posizione e tutti i link al suo interno ricevono quella posizione. In AI Mode valgono le regole standard per impressioni e posizione dei diversi elementi; una domanda di follow-up viene conteggiata come una nuova query. Un clic viene registrato quando l'utente seleziona un link che porta a una pagina esterna alla superficie Google. Di conseguenza, impressione non significa necessariamente che ogni link della risposta sia stato visto con la stessa attenzione, e una conversazione multi-turno può generare più query misurate.
Cosa succede nel report Web
Le apparizioni e i clic delle funzioni AI di Search continuano a contribuire ai totali del report Performance con tipo di ricerca "Web". Il nuovo report dedicato aggiunge una vista specifica delle impressioni generative, ma non retrotrasforma il report Web in un dataset da cui ricavare clic e CTR storici separati per AI Overview o AI Mode. Per questo non è corretto sottrarre semplicemente le impressioni generative dai totali Web e trattare il residuo come "Search classica": aggregazioni, regole di impressione e assenza della stessa granularità rendono l'operazione metodologicamente fragile.
Analytics e qualità del traffico
Google afferma di aver osservato che i clic provenienti da pagine dei risultati con AI Overview tendono a essere di "qualità superiore", definita in termini di maggiore permanenza sul sito. È una dichiarazione del fornitore della piattaforma e non va trasformata in una conclusione universale sul CTR o sulle conversioni. GA4 può misurare comportamento e conversioni dopo l'arrivo sul sito; dal maggio 2026 dispone inoltre di un canale "AI Assistant" per referral riconosciuti da servizi come Gemini, ChatGPT e Claude. Questo canale non va però confuso con AI Overview e AI Mode dentro Google Search, che rientrano nel traffico di Ricerca e non sono isolabili in GA4 come superficie Search AI sulla sola base del referral. Una consulenza Analytics può integrare correttamente Search Console e GA4 senza attribuzioni che i dati non consentono.
Tool di terze parti
Google avverte che nessun tool di terze parti ha accesso ai suoi sistemi interni di ranking o AI. I tool esterni possono comunque essere utili per raccogliere SERP, risposte e citazioni osservabili, a condizione di dichiararne metodologia e limiti. Per un benchmark proprietario conviene usare un panel stabile di query italiane, ripetizioni, condizioni di test coerenti e una metrica definita in anticipo, ad esempio citation rate per dominio o URL. Se la superficie è accessibile senza login, il logged-out riduce la personalizzazione; quando non lo è, è preferibile un account di test stabile rispetto a sessioni personali non controllate.
KPI proposti
I KPI vanno separati per fonte dati. In Search Console: impressioni generative per pagina, paese, dispositivo e tipo di ricerca, variazione rispetto alla baseline e quota delle pagine che ricevono visibilità. Nel panel proprietario: citation rate, frequenza per URL e dominio, volatilità delle fonti e presenza della superficie AI. In Analytics: engagement e conversioni del traffico organico complessivo e, separatamente, del canale "AI Assistant" quando riconosciuto. Non è invece metodologicamente corretto inventare un numero di "clic AI Search" o di conversioni da AI Overview/AI Mode se la piattaforma non offre quella segmentazione.
Piano operativo in tre fasi
Un percorso operativo che applica le indicazioni dei paragrafi precedenti si articola in tre fasi. Ogni passo richiede priorità, sforzo stimato ed evidenza di riferimento.
Fase 0: audit tecnico
Verifica per prima cosa ciò che può impedire l'eleggibilità: stato di indicizzazione, possibilità di mostrare uno snippet, impostazione Search generative AI, accesso di Googlebot attraverso robots.txt, CDN e WAF, disponibilità del contenuto importante nell'HTML processato e coerenza delle canonical. Usa URL Inspection e, quando disponibili, log server e test di rendering per confermare i problemi invece di dedurli da un singolo tool. Solo dopo aver rimosso i blocchi strutturali ha senso integrare il lavoro in una campagna SEO più ampia.
Fase 1: contenuti
Mappa i bisogni informativi e i sotto-temi realmente rilevanti per il pubblico senza fingere di conoscere le fan-out query interne di Google. Usa query Search Console, ricerche correlate, domande commerciali, ricerca interna, customer care e analisi delle SERP come fonti osservabili. Aggiorna o crea contenuti non-commodity con dati proprietari, esperienza diretta e punti di vista originali; integra immagini e video quando aggiungono informazione, non come riempitivo. L'obiettivo è aumentare la copertura utile del tema, non produrre una pagina per ogni possibile variante di keyword.
Fase 2: misurazione
Costruisci una baseline dal report Generative AI performance e definisci nello stesso momento un panel di query italiane con regole di rilevazione fisse. Registra almeno data, paese, lingua, dispositivo, stato dell'account, presenza o assenza della superficie AI, URL citati e numero di ripetizioni. Mantieni una cadenza sufficientemente regolare da distinguere la volatilità quotidiana da un cambiamento persistente; per molte realtà una lettura mensile dei trend, accompagnata da campioni più frequenti sulle query prioritarie, è più informativa di controlli sporadici.
Un caso di studio ipotetico
Un'azienda italiana nel settore delle attrezzature da giardinaggio gestisce un blog con 45 articoli. Il 70% del contenuto è di tipo commodity: guide generiche, elenchi di prodotti, riassunti di informazioni già presenti altrove.
Nella fase 0, l'audit rileva che 8 articoli non sono indicizzati perché il contenuto principale non viene reso correttamente per Googlebot; il controllo Search generative AI risulta impostato su "Includi" nelle proprietà effettivamente applicabili, mentre il WAF blocca Googlebot su una sottocartella. L'intervento prioritario non è quindi "ottimizzare per l'AI", ma ripristinare accesso, rendering e indicizzazione delle pagine.
Nella fase 1, l'azienda sostituisce 12 articoli commodity con 4 contenuti non-commodity basati su test reali: un'analisi comparativa di 12 modelli di decespugliatore, una guida alla manutenzione basata su 200 ore di utilizzo documentate, un'analisi dei costi operativi su tre tipi di terreno e una guida alla scelta in base alle condizioni del giardino. Ogni contenuto include fotografie originali, dati grezzi e un autore identificabile.
Nella fase 2, dopo tre mesi, l'azienda confronta la baseline con il nuovo periodo usando due piani separati: il report di Search Console per le impressioni generative e il panel di 50 query italiane per la frequenza di citazione. Se entrambe le metriche migliorano sulle pagine oggetto dell'intervento e il trend persiste su più rilevazioni, si può parlare di un'associazione coerente con il lavoro svolto, non di prova causale. Le conversioni vengono analizzate in GA4 sul traffico effettivamente misurabile, senza attribuire a AI Overview o AI Mode clic che il report dedicato non espone. Essendo un caso ipotetico, non vengono inventate percentuali di crescita: il valore dell'esempio sta nel metodo di verifica, non in numeri sintetici presentati come risultati.
Domande frequenti
Come comparire su Google AI Overview?
Non esiste un set separato di requisiti SEO per gli AI Overview. La pagina deve essere indicizzata, idonea a comparire in Search con uno snippet e inclusa tramite il controllo Search generative AI. Per aumentare le opportunità di essere recuperata, Google raccomanda le normali best practice SEO e contenuti utili, unici e non-commodity; dati proprietari ed esperienza diretta possono rendere la fonte più distintiva. Essere in top 10 per la query originaria non è una condizione necessaria né sufficiente.
Serve uno schema speciale per gli AI Overview?
No. Google dichiara che non esiste un markup dedicato alle funzioni AI generative. Lo structured data va utilizzato, quando appropriato, per le normali funzionalità supportate da Search e deve corrispondere al contenuto visibile. Tipi come Article, Organization o FAQPage possono avere un ruolo nel loro perimetro ordinario, ma non conferiscono una preferenza documentata in AI Overview o AI Mode.
Serve llms.txt?
Per Google Search, no. La guida ufficiale afferma che Google Search ignora llms.txt. Il file non aiuta e non danneggia il posizionamento. Per altri sistemi che lo utilizzano, può avere un ruolo nella navigazione, ma non incide sulla visibilità negli AI Overview.
Si può essere citati senza essere in top 10?
Sì. Nel dataset Ahrefs di marzo 2026, il 31,2% degli URL citati si collocava tra le posizioni 11-100 e il 31,0% oltre la top 100 per la query analizzata. Il query fan-out offre una spiegazione plausibile: la fonte può emergere da ricerche correlate diverse dalla query iniziale. È però un dato di terze parti e non significa che "stare fuori top 100" sia una strategia o che il ranking organico sia irrilevante.
Come comparire su Gemini?
I criteri completi con cui Gemini Apps seleziona e mostra le fonti non sono documentati. Google-Extended permette di limitare training e grounding nei prodotti coperti dal token, ma non è un comando che aumenta la probabilità di essere citati e non controlla AI Overview. Quando Gemini usa il grounding con Google Search, può attingere all'indice di Search; da questo, però, non deriva alcuna tattica ufficiale che garantisca la citazione di una pagina.
Quanto ci vuole perché una modifica abbia effetto?
Per il controllo Search generative AI, Google indica in genere 1-2 giorni dall'attivazione dell'esclusione, con possibili ritardi dovuti a cache e propagazione. Per direttive che richiedono una nuova scansione, come modifiche ai controlli di anteprima o a noindex, l'elaborazione può richiedere da alcuni giorni a diversi mesi in base alla frequenza di recrawl. Non esiste quindi un tempo unico valido per ogni tipo di intervento.
Fonti
- Google Search Central, AI features and your website.
- Google Search Central, Guida all'ottimizzazione per le funzioni AI generative nella Ricerca Google, luglio 2026.
- Google Search Console Help, Search generative AI control, agosto 2026.
- Google Blog, Nuovi controlli per i proprietari di siti, giugno 2026.
- Ahrefs, Are AI Mode and AI Overviews Just Different Versions of the Same Ans
- Ahrefs, Update: 38% of AI Overview Citations Pull From The Top 10, marzo 2026.
- Ahrefs, AI Overviews Change Every 2 Days (But Never Change Their Mind), novembre 2025.